Vitorchiano

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Vitorchiano - Fontana
 

A 7 km da Viterbo (capoluogo di provincia della Tuscia) ed a 90 km da Roma, Vitorchiano si trova ai piedi dei monti Cimini nella verdeggiante valle del Vezza. L’antico borgo, noto per le attività legate all’estrazione ed alla lavorazione del peperino, è adagiato su enormi massi di questa pietra a forma di cono con pendii ripidi a strapiombo sui fossi Vezza e Rio Acqua Fredda. Il territorio che circonda Vitorchiano è caratterizzato da un paesaggio collinare, ricco di boschi di querce, frassini, faggi, olmi e castagni attraversato da limpidi ruscelli e fresche fonti. Ciò lo rende un habitat particolarmente favorevole alla presenza di numerose specie di animali selvatici come volpi, faine, donnole, falchi, civette, lepri e cinghiali. Altrettanto variegata è la flora, ricca di splendidi fiori e frutti selvatici, così come rigoglioso è il sottobosco con ginepri, felci, ginestre, agrifogli, pungitopi e numerose specie di funghi commestibili tra cui il porcino. Strade ed agevoli sentieri attraversano colline e zone boscose rendendo il comprensorio una meta ideale per il turismo naturalistico e per i momenti di relax. Alla bellezza ed alla dolcezza del paesaggio corrispondono prodotti tipici di grande qualità come le castagne, le nocciole, i funghi, pregiati oli di oliva, ottimi vini, formaggi di pecora e di mucca, prosciutti e salumi. Il territorio è inoltre ricco di vestigia e rilevanti espressioni del suo notevole passato e retaggio storico: testimonianze della civiltà etrusca, romana e soprattutto medievale.

 

 

 

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il MOAI di Vitorchiano

Il Moai di Vitorchiano  è stato scolpito nel 1990 da undici indigeni Maori dell’Isola di Pasqua, invitati da una trasmissione RAI (Alla ricerca dell’Arca) a realizzare uno dei più fantastici programmi di “gemellaggio” culturale. Poiché gli originali Moai si stavano deteriorando, la televisione di stato si adoperò per scovare una pietra vulcanica simile a quella delle cave dell’Isola di Pasqua, per poterne innalzare uno nuovo. La trovò a Vitorchiano: un enorme blocco di peperino del peso di trenta tonnellate, che gli undici nativi Maori scolpirono con asce manuali e pietre taglienti. Ora dopo una "vacanza in Sardegna" di oltre un anno la statua è stata collocata in una posizione diversa dalla precedente.

Virtus ignem ferrum aurum libidinemque virtus, così recita una iscrizione posta su un fascione di peperino che, tradotta, dice; La virtù vince le passioni, le ricchezze, gli eserciti.
Ispirato alla virtù degli abitanti ed alla fedeltà che giurarono a Roma da quando, per sfuggire alle angherie dei viterbesi, chiesero aiuto alla capitale nel 1199 in cambio di servigi e obbedienza.
 

 
 
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