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Viterbo
Viterbo , antica sede papale

Viterbo si trova al centro di una sub-regione laziale comunemente chiamata Tuscia che confina a nord con la Toscana e l’Umbria; ad est con l’Umbria e la provincia di Rieti; a sud con la provincia di Roma e ad ovest col mar Tirreno. La zona è caratterizzata da due sistemi montuosi di origine vulcanica: a nord i Volsini (con il lago di Bolsena) e al centro i Cimini (con il lago di Vico). Sul fronte occidentale si estende una vasta pianura (Maremma viterbese) a ridosso della costa tirrenica. Su quello orientale i terreni digradano verso la valle del Tevere. Intorno a Viterbo si manifesta un’area termale con alcune polle d’acqua sulfurea (calda e fredda) che favoriscono la presenza nel Capoluogo di due stabilimenti dotati di sofisticate attrezzature “Terme dei Papi” e “Terme Salus”. Un terzo complesso, di dimensioni minori, si trova ad Orte. La Tuscia è attraversata in senso longitudinale da tre grandi arterie di collegamento nord-sud: l’autostrada del Sole ad est, la consolare Cassia al centro e la consolare Aurelia ad ovest. Presente anche un tratto di consolare Flaminia nel versante orientale. Un raccordo autostradale mette in comunicazione Orte (sull’Al1) con Viterbo. L’intera zona è dotata di un’insolita concentrazione di assetti storico-monumentali, dalla preistoria ai tempi moderni, con particolare riguardo all’età etrusca e a quelle medioevali, rinascimentali e barocche. Di grande valore artistico la necropoli etrusca di Tarquinia (riconosciuta dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità), il palazzo Farnese di Caprarola (con un vasto parco- giardino), i giardini della Villa Lante di Bagnaia e del castello Ruspoli di Vignanello, il Sacro Bosco di Bomarzo (meglio conosciuto come il “Parco dei Mostri), la spettacolare Civita di Bagno- regio nella cosiddetta valle dei Calanchi, ed alcuni castelli di impianto medioevale. Pregevoli chiese romanico-gotiche un po’ovunque: notevoli quelle paleocristiane di Tuscania. Un’altra caratteristica della Tuscia sono i borghi arroccati su speroni tufacei, delimitati da stupende forre tra intrigate vegetazioni, dove s’appostano singolari tombe rupestri.
 
 
Quartiere medievale S. Pellegrino
Quartiere medievale S. Pellegrino

Il primo impatto è con le mura castellane che cingono la città, per circa tre chilometri. Vennero realizzate a più riprese tra il 1095 e il 1268, anno in cui si concluse l’intero “abbraccio”. Nei secoli successivi hanno subito modifiche e ricostruzioni, specialmente dopo i bombardamenti dell’ultima guerra mondiale. Le porte che oggi s’aprono in questa cerchia di pietra sono una decina. Le più opulenti sono porta Romana, porta della Verità e porta Fjorentina. Alcune sono “povere” e dunque prive di particolari ornamenti. Altre sono destinate al solo passaggio pedonale. Ogni città ostenta un colore particolare: quello di Viterbo è il grigio, a volte perlato, a volte cupo come la pietra vulcanica da cui ha origine, chiamata “peperino”. L’antico abitato racchiuso nelle mura viene comunemente detto “dentro Viterbo”, per distinguerlo dall’urbanistica periferica che negli ultimi anni s’è molto estesa, coinvolgendo ampi spazi campestri in ogni direzione, con particolare riguardo per le aree più “alte”, verso le propaggini dei monti Cimini. Il cuore del centro storico, denso di chiese romaniche ed eleganti palazzi di ogni epoca, fa riferimento ai quartieri medioevali di San Pellegrino e Pianoscarano. Sul colle del Duomo, da dove ha avuto inizio l”avventura” di Viterbo (da pagus etrusco alla città che oggi conosciamo), sono appostati due monumenti-symbol: la Cattedrale e il palazzo dei Papi. Le contrade più antiche si fanno apprezzare per le fontane di piazza (una decina), tutte griffate dal leone con la palma che campeggia anche nello stemma araldico della città. Viterbo vanta una zona termale con acque “miracolose”, una delle più giovani e rampanti università, un centro fieristico, una buona dotazione alberghiera, alcuni musei di rango, un teatro ottocentesco, un caffè storico e una popolazione “terragna e positiva” dalle solide tradizioni contadine. La città stupisce il mondo la sera del 3 settembre con il trasporto della “Macchina di Santa Rosa”. Tra gli eventi più noti, si colloca il “Festival Barocco”, cui ogni anno partecipano artisti di fama mondiale.

 

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Gran Caffè Schenardi

Gran Caffè Schenardi

Non sono molte le città italiane che possono vantare un caffè storico in pieno centro cittadino.  Il Gran Caffè Schenardi venne ricavato nel 1818 in un edificio di corso Italia già destinato ad albergo Reale. L’interno, in stile neoclassico con una galleria a due navate, subì un primo rifacimento nel 1855 su progetto di Virginio Vespignani, nell’anno in cui Io stesso architetto concludeva i lavori di costruzione del Teatro dell’Unione. Recenti restauri hanno restituito al locale il suo aristocratico ruolo di punto d’incontro di viterbesi e turisti, grazie anche ad una serie di animazioni culturali che vengono organizzate nelle sale interne e nel cosiddetto “giardino d’inverno”. 

 

 

 

 

 

 

Viterbo - Bulicame
Viterbo - Bulicame
 

Bulicame

È la sorgente simbolo dell'area termale di Viterbo che sprigiona acqua sulfurea a 58 gradi centigradi su una collinetta calcarea, tra un paesaggio lunare,a due passi dalla città. Dante l'avrebbe vista nel suo viaggio a Roma del 1300, restandone così incuriosito da richiamarla più volte nella divina commedia. Le qualità miracolose dell'acqua vengono rievocate dal poeta anche a vantaggio delle "peccatrici", che affidavano le loro piaghe "professionali" alla cura rigeneratrice delle pezze calde. Il Bulicame,come altre sorgenti nei dintorni (piscina Carletti, Bagnaccio, Palliano), dispone di vasche secondarie per occasionali abluzioni, in aperta campagna, senza eccessive formalità.

 

Il testo è stato copiato da un opuscolo gratuito dell'APT di Viterbo per l'efficace sintesi. In questo depliant del Gennaio 2006 non compariva alcun tipo di Copyright

 
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