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Rovine di Castro PDF Stampa E-mail

Castro era un'antica città nel cuore della Maremma laziale, capitale del Ducato di Castro. Fu distrutta nel 1649 dopo il saccheggio, l'assedio e la deportazione dei suoi abitanti. Oggi si trova nel territorio comunale di Ischia di Castro (VT).

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Rovine dell'antica citta di Castro - autunno 2007

La città sorgeva su di un costone tufaceo compreso tra il fiume Olpeta e il fosso del Filonica, a 12 km dall'odierna Farnese e a 5 km dal fiume Fiora. Le origini risalgono alla Preistoria; tracce del passaggio dell'uomo sono state rinvenute nelle località Chiusa del Vescovo e dell'Infernaccio. Poi fu sede di una non meglio identificata città etrusca, forse Statonia. Nella vicina necropoli sono presenti numerose sepolture, fra cui la famosa Tomba della Biga, rinvenuta da archeologi belgi nel 1967.

Nel Medioevo, il Castello fu dominato da una donna, e questo singolare fatto gli lasciò il nome di Castrum Felicitatis, cioè "Castello di Madonna Felicita", nome che conserverà nei secoli successivi. Il villaggio si accrebbe e divenne una città, che assunse anche qualche autonomia comunale, ma rimase fortemente sotto il controllo del Papa che la difese anche dalle mire dei vicini feudatari toscani e del Lazio. Nel 1527, una forte fazione si impossessa del potere a Castro e, per scacciarla, un gruppo di cittadini, guidato da Antonio Scaramuccia e Giacomo (Jacopo) Caronio, organizza un colpo di Stato e chiede la protezione di Pier Luigi Farnese, che accetta ed entra pacificamente in città, accolto con gioia dagli abitanti. Intanto, i Lanzichenecchi saccheggiano Roma e costringono Papa Clemente VII a fuggire ad Orvieto. Qui scopre il fatto e ordina a Pier Luigi di abbandonare subito Castro. Pier Luigi lascia la città a novembre e, subito dopo, il Papa chiede a Gian Galeazzo Farnese, cugino di Pier Luigi e signore di Latera, di infliggere ai cittadini di Castro una punizione esemplare. All'alba del 28 dicembre, giorno che per ironia della sorte è dedicato ai Santi Innocenti, Gian Galeazzo irrompe a Castro e saccheggia la città. Il saccheggio viene descritto nel 1575 dal notaio Domenico Angeli, abitante di Castro, nel De Depraedatione Castrensium et suae Patriae Historia ("Il Sacco di Castro e la storia della sua Patria").

 

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Rovine di Castro - Santa Maria Intus Civitatem.

L'Angeli fornisce una breve descrizione di Castro:

"Situata su un'altura a forma di lira, circondata da rupi scoscese, da una valle profonda e da vigneti dove gli abitanti si recano per procurare canne. Tutto intorno pascolano le greggi. [...] Il centro di Castro è rappresentato da Piazza Maggiore.

Castro prima del saccheggio era una città ricca, munita di più di sette centurie di soldati ed era la più forte tra le citta del Patrimonio di San Pietro."

Secondo Domenico Angeli, Gian Galeazzo era riuscito ad entrare a Castro tramite la Porta di Santa Maria che gli abitanti usavano per raggiungere una vicina sorgente, unica fonte d'acqua della città, grazie al tradimento di alcune guardie, mercenari originari di Pitigliano e di Sorano. Infatti i Castrensi erano soliti ripetere con orgoglio che le loro mura si "potevano scalare solo con le ali".

 

 

 

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fonte: Wikipedia

 
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